Diario di bordo
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Settimana Azzurra
Una scuola tra le onde ... Il diario di bordo dell'ultima settimana di navigazione Una settimana di scuola tra le onde del mare. A prima vista potrebbe benissimo sembrare una pazzia, in realtà si tratta di un'avventura fantastica che velenelmare stà organizzando per studenti,ragazzi e ragazze nei periodi di maggio giugno e settembre
"Settimana Azzurra", questo il nome dell'iniziativa, non è una classica gita. Al contrario le lezioni che normalmente si svolgono in aula, durante questa settimana, si svolgeranno in barca a vela.
Nei sette giorni di mare infatti, alle più canoniche lezioni di matematica, italiano e storia si affiancheranno delle vere e proprie lezioni di vela.
Inoltre, ogni settimana, un biologo marino accompagnerà le imbarcazioni, guidando gli studenti alla scoperta dei fondali marini e della loro flora, affinchè i ragazzi possano vivere in prima persona quelle emozioni che solo il mare ti sa regalare.
...emozioni descritte di seguito nella testimonianza di due alunne .
DIARIO DI BORDO 01/10/2009 chi trova un amico... SETTIMANA AZZURRA: L'AMICIZIA IN BARCA A VELA
Salivoli, 2 Ottobre 2009
Eccoci: sono gli ultimi momenti insieme di una settimana speciale, in barca a vela; siamo due studentesse – Laura e Cristina - di due scuole lontane nella terra, una di Milano (MI) e una di Varese (VA), che si sono ritrovate vicine in mare e ora amiche grazie a "Settimana Azzurra". E, insieme, stanotte - l'ultima - proveremo a raccontarvela. In queste poche righe cercheremo di spiegarvi quello che significa passare una settimana a stretto contatto con i compagni, professori e nuovi amici, vivendo per un'intera settimana in una barca a vela, solcando il mare e raggiungendo luoghi diversi costeggiando l'isola d'Elba. Non avremmo mai potuto immaginare che questa esperienza potesse significare così tanto per noi.
Diversamente da come pensavamo questa gita non si è dimostrata essere di solo puro divertimento, bensì ci ha insegnato le dure leggi della convivenza. Con ciò, non vogliamo essere fraintese, intendiamo dire che lo stare insieme in una barca relativamente piccola può o far nascere grandi amicizie o creare divergenze. Nel nostro caso la vicinanza ha portato ha portato a una conoscenza abbastanza approfondita dei nostri caratteri e abbiamo così potuto vivere in estrema felicità questi giorni.
Ma la felicità non è stata l'unica sensazione che ha caratterizzato la "Settimana Azzurra"; abbiamo anzi provato una miriade di emozioni diverse nelle loro più varie sfumature: dalla gioia alla tristezza, dalla sorpresa alla noia, dalla fatica al relax. Gioia, quando si riesce a virare senza distruggere le vele; rammarico, quando involontariamente non esegui in modo adeguato un ordine causando l'immediata sfuriata dello skipper. Ma forse lo stato d'animo che più ha caratterizzato questo viaggio è stata la sorpresa.
Quella sorpresa che si prova nel governare la barca: il vento che ingrassa le vele e scompiglia i capelli; le onde che accompagnano la navigazione e che ti fanno sentire parte integrante del mare. Per non parlare delle numerose immersioni per fare snorkelling che ci hanno svelato un mondo che conoscevamo solo in parte. Oltretutto accompagnati da dei simpaticissimi naturalisti, che ci spiegavano i nomi e le caratteristiche dei più comuni pesci, molluschi, piante marine.
E poi la meravigliosa esperienza che solo i cinque equipaggi hanno potuto provare: quella di vedere i delfini, non chiusi in un acquario, ma liberi nel mare, che cavalcano l'onda e ti accompagnano per un tratto di strada, come per salutarti. Tenerezza mista a un certo desiderio di tuffarsi in acqua per nuotare con loro ti assale e quasi gli occhi si riempiono di lacrime tanta è l'emozione.
Questo è accaduto nel tratto di mare che da Portoferraio porta alla selvaggia isola di Capraia dove, muniti di guanti e sacchi, abbiamo ripulito un tratto di costa dai rifiuti trasportati dalla corrente. La zona interessata è assai rara da visitare in quanto per raggiungerla in barca a vela son serviti dei permessi speciali e siamo stati "scortati" dalla guardia costiera che è stata contagiata dalla nostra voglia di stare insieme e si è aggiunta alla cerchia delle nostre più care amicizie.
Anche il senso del tempo in questa settimana è stato strano: ci è sembrato essere trascorso in modo quasi irreale; ogni spazio è stato riempito da un'emozione intensa e sincera e, anche se le giornate talvolta sono sembrate veramente lunghe, ora che siamo alla fine questa settimana sembra essere volata. Volata via. A vele spiegate.
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Base di partenza a Corfù – Marina di Gouvia
Skipper di Velenelmare : Mauro (Nikolaos), Moreno (Evangelos), Andrea (Kalliopi)
By Eleonora
Ci ritroviamo tutti finalmente la sera di sabato, dopo viaggi avventurosi, ritardi di traghetti e aerei, valigie perse. Come sempre il primo giorno è faticoso e stressante, tra caldo e sbattimenti, check, cambusa e spartizione delle cabine, momento sempre delicato per un equipaggio. Arrivo a giochi fatti (per una volta non mi sbatto come una negra), mi tocca la cabina a castello, subito ribattezzato “il loculo”; mi pare di capire che nessuno lo voglia invece non è male, almeno nel letto superiore. Il porto si è arricchito di pontili galleggianti e di servizi a terra, piscina gratis compresa. E’ un caldo africano, anche la brezza è andata in vacanza, ma una doccia porta un certo refrigerio, almeno momentaneo. Ci ritroviamo tutti al ristorante per le presentazioni e uno spuntino. Il gruppo sembra buono e subito si delinea la fazione dei nottambuli con tendenze più o meno alcoliche; infatti mentre alcuni vanno in barca per recuperare la stanchezza, altri si fermano nei locali dietro al porto e secondo i racconti del giorno dopo ouzo e moito scorrono a fiumi. Se il buongiorno si vede dal mattino……..
Su “Nikolaos” l’equipaggio scalpita nell’attesa dell’agognata partenza. Il caldo alla fine ci ha lasciato dormire, anche Andrea che si è istallato in pozzetto per la notte. Ci alziamo con calma, solita colazione abbondante da vacanza i barca. Cominciamo a conoscerci, molti neofiti della vela su tutte le barche, anche la nostra; alcuni di noi si conoscevano già, mente le due ragazze di Roma si sono aggiunte all’ultimo per una sola settimana. Vedremo se riusciremo a creare un bel gruppo anche in una sola settimana.
Finalmente si parte; la destinazione è Pitriti (Corfù), solita tappa intermedia; come sempre Moreno parte per primo su Evangelos, noi seguiamo a ruota mentre Andrea si attarda per aspettare Paola che deve tornare in albergo per recuperare qualche cosa che aveva dimenticato. Il vento è leggero, maestralino appena sufficiente per aprire le vele.
Appena passato Corfù dobbiamo affrontare il primo problema: Andrea entra nel bagno di poppa e trova un lago (non quello di casa sua..) dovuto alla apertura della doccia per errore. Ci siamo persi un centinaio di litri di acqua e bisogna svuotare doccia e sentina. Mauro mi lascia il timone e scende sotto coperta aiutato da Beppe e Andrea per svuotare con pompa e anche con il secchio del bagno; Beppe esce fuori e scarica in mare acqua e interno del secchio! Decidiamo di tornare a recuperare però non è semplice, siamo a vela e usare il mezzo marinaio è abbastanza difficile. Con due passate riusciamo rocambolescamente nell’impresa prima che Andrea si butti a mare per il recupero. Scopriamo poi che la pompa di sentina non funziona granchè, probabilmente si è intasato il tubo quindi raccogliamo a mano. Si comincia bene, pompa non funzionante e 150 litri di acqua in meno!
Veleggiamo con il poco vento, tanto per prendere confidenza e ci fermiamo per il pranzo nella baia subito prima di Pitriti. Primo agognato bagno e subito ci rendiamo conto che Cristina e Cinzia hanno delle difficoltà evidenti con il nuoto. Tiriamo fuori ciambelle e ciambelloni, vedremo se riusciremo a smuoverle un po’.
Ci spostiamo a Pitriti dove ci aspetta Andrea e visto che si è messo un bel vento da Nord decidiamo di spingerci giù fino a Porto Gaios (Paxos). Pronti via e il vento ci spinge, mentre fino alla punta di Corfù il mare ci lascia in pace. Ci dilettiamo anche in una farfalla abbastanza semplice con vento a 10-15 nodi e poi passata la punta il mare ci costringe a qualche attenzione in più. L’onda al giardinetto ha qualche cresta e scopriamo che Giulia soffre il mal di mare: si piazza a poppa sottovento e non si muove fino all’arrivo. Sarà purtroppo una costante, anche se lei si comporta molto bene e gestisce la situazione.
Bella veleggiata e verso le 18.30 arriviamo a Porto Gaios, pochi posti disponibili sul lato sud del canale. Prima cima a terra, con Andrea insignito del titolo di “uomo cima a terra” per tutta la vacanza; vista l’inesperienza mi butto appena data l’ancora e mettiamo 2 cime tanto per fermarci. Come sempre ci sono messe a punto dell’ormeggio (tira di quà molla di là, molla di quà tira di là) e dopo circa 30 minuti siamo a posto.
Il bagno non è fattibile e scatta il primo aperitivo d’ordinanza. In cucina Giulia, che nonostante il pomeriggio difficile per lo stomaco, si esibisce in un inedito fusilli alla carbonara dopo aver preparato wurstel per l’aperitivo (che stomaco!). Cena luculliana, compreso budino di cioccolato con panna e caffè.
Dopo cena si organizza una spedizione a terra e a parte Capitano e signora (che è parecchio mogia avendo perso la valigia con tutti i suoi abitini e costumi preferiti), tutti si preparano alla traversata in gommino, rigorosamente a remi. Parte la prima squadra (termine caro al Capitano e che ricorre spesso) con Beppe ed Andrea ai remi. Si narrano di cose turche, giri in tondo vista l’imperizia dei 2 baldi giovanotti; 20 minuti per fare 100 mt!
Il secondo giro vede Beppe e la sottoscritta ai remi, copia degna degli abbagnale! Passeggiatina serale per le vie di Fiskardo, con tappa al bar per una chiacchierata conoscitiva. Ritornati in barca tentiamo di vedere le stelle cadenti, però c’è troppa luce.
Si delineano già alcuni soprannomi:
Ø Mauro ovviamente detto “il Capitano”
Ø Cristina detta “CRI” data la sua militanza nella Croce Rossa
Ø Andrea detto “Mura” o in alternativa “Tore” ( non piace alle girls quindi non verrà usato), vittima del Capitano (tutti i lavoracci sono suoi) e delle girls, che non lo lasciano in pace un minuto stuzzicandolo per le sue maschere facciali a base di Nivea (consigliate dalla sua fantomatica estetista), per le sigarette fumate di nascosto e sempre sgamate
Ø Giulia e Costanza dette “le romane” (per adesso sono ancora considerate un duo)
· Lunedì 11 agosto : Porto Gaios (Paxos) – Preveza (grecia)
Partiamo dopo che Mauro e Alessia hanno fatto un giro in paese (Alessia si deve rifornire il guardaroba) e dirigiamo verso l’isolotto in fondo a Paxos, quello con la chiesetta sul moletto. Il canale è vuoto, c’è un pescatore che ha attraccato al molo ma noi decidiamo di dare ancora e farci un bagno. C’è risacca ma l’acqua è veramente bella, con il fondo che riflette colori bellissimi. Proponiamo ai “nuotatori” di fare il canale a nuoto e di recuperarli dalla parte opposta, da cui noi non possiamo entrare per fondale basso. Leviamo l’ancora e giriamo l’isolotto, scoprendo subito quanto sia stata incauta la decisione. La corrente è forte, i gommoni passano a tutta velocità (bastardi!), rischiando di travolgere i nuotatori. Parte una squadra di recupero con gommino e remi, le romane vengono recuperate mentre gli altri nuotano verso la barca. Tutti a bordo e andiamo ad Antipaxos per fare il bagno.
La prima baia è molto affollata, così ci fermiamo al quarto golfetto, dove c’è anche una bella spiaggetta tra pareti di scogli a strati.Mi tuffo con Alessia per un bel bagno, scopriamo anche un piccolo moletto con barche di pescatori. L’equipaggio è sbarcato con il gommino alla spiaggia e solo quando si parla di pranzare si schioda. Verso le 14 salpiamo per Preveza (città sulla terraferma) e mangiamo in navigazione C’è una bella brezza che ci spinge al gran lasco ma dopo aver mangiamo mettiamo il motore perché ci sono parecchie miglia da fare (20). Oggi il mare non pone problemi, il fiocco ci spinge un po’ e il pomeriggio passa piacevoli tra pisolini, chiacchiere e sole.
L’approccio a Preveza è da fare con attenzione, ci sono parecchie secche che evitiamo per un soffio, avvertiti da un pescatore che salpa le reti. Facciamo il canale di ingresso, abbastanza lungo e basso; verso sud un cantiere con rimessaggio e a nord la città con il molo direttamente sulla strada. La banchina è attrezzata con acqua e colonnine poche per la verità), mentre i locali sono tanti e già rumorosi; Doccia e solito aperitivo di rito. Mentre alcuni testano i locali della zona, Mauro prepara un risottino al vino, non senza aver fatto la romanzina ai cambusieri per il riso basmati, la mancanza di dadi e di altri condimenti: che caratterino il capitano! Il paese ha molti negozi, ottimo posto per comprare ma rumoroso come previsto.
Dopo cena a guardare le olimpiadi in TV in un bar, poi tutti a nanna, rumore permettendo.
Mattinata lavorativa per tutti, cambusa, acqua (c’è da giuntare 3 canne!) e via per passare il ponte di Lefkas alle 12. Partiamo alle 11 e a motore ci dirigiamo spediti verso lo spiaggione in testa a Lefkas. I colori sono caraibici, lo spettacolo delle barche in fila e in attesa è sempre suggestivo; Noi passiamo per primi, mentre Moreno ed Andrea passano destreggiandosi tra barche e gommoni; Andrea rischia di non passare e ha un incontro ravvicinato con un mega catamarano, però alla fine tutti in coda e via verso sud.
La meta è una baia sulla terra ferma, subito dopo l’uscita dal canale; l’acqua non è limpidissima, ma fresca e pulita, la baia riparata con una spiaggetta ed un baretto e quindi ci fermiamo volentieri (Ak. Khoironisi). C’è persino un elicottero fermo, ci chiediamo che cosa ci faccia in un posto così sperduto. Serie di bagni con speppinata delle girls sulla spiaggia, che è teatro anche della famosa foto Andrea-girino.
Dopo pranzo breve relax e poi partiamo a vela, dato il vento teso nel canale possiamo andare giù con il fiocco. In prossimità di Nidros Heloni ci accorgiamo che il passaggio tra l’isola e Lefkas è basso e avvertiamo gli altri di stare alla larga, cosa che fanno prontamente Vediamo una barca che invece procede diritta e poi rallenta e torna indietro; chissà forse li abbiamo salvati da una grattata.
La destinazione è un grosso golfo su Lefkas (Ormos Vlikhou), con il suo primo golfo molto riparato (Tranquil Bay) e pieno di barche, anche lasciate incustodite alla fonda. La baia non è il massimo per fare una notte in rada, acqua torbida e poco invitante.
Solito cinema di cime a terra, Andrea e la sottoscritta partono per gli scogli; dobbiamo addirittura arrampicarci e usare i tronchi degli alberi, sia per le nostre che per quelle degli altri. Serata passata a cercare di vedere le stelle cadenti, ma la luna è quasi piena, quindi poche possibilità.
Ci alziamo con calma e il capitano durante la sua verifica giornaliera della cambusa (peggio che in caserma) si accorge che manca l’acqua blu (volgarmente detta frizzante). Quale disgrazia! Subito intima di salpare per fermarsi al paese di fronte (Nidri), provvedendo al reintrego delle cibarie e della sua agognata acqua con le bolle. Ci becchiamo anche l’ordinazione dalle altre barche e il delivery della spazza (roera) e in una oretta sfanghiamo il da farsi. Ormai è chiaro che la CRI è la nostra pulitrice ufficiale, ogni volta che vede una briciola in pozzetto esce lo spazzolone e via di ramazza. Anche oggi non manca.
Partiamo e ci fermiamo a Lefkas in una bella insenatura con spiaggia (Ormos Dessimou), nella zona NE con mare molto profondo per ancorare (15mt), ma con piccole calette di sassi bianchi. Il vento cambia e Moreno che era solo agganciato a noi decide di salpare subito per Vassiliki. Noi ci godiamo ancora il posto e partiamo un po’ dopo. Il vento piano piano aumenta, come per altro era prevedibile. Boliniamo con vele ridotte e rimaniamo sotto costa, mentre Andrea si avventura nel canale dove il vento è maggiore. Eric soffia a 20-25 nodi e anche più verso la spiaggia dei surfisti di Vassiliki. Leviamo le vele e procediamo a motore nella parte più ventosa del golfo.
Moreno con la radio ci dice che l’ormeggio è problematica, inoltre c’è una flottiglia fuori del porto che aspetta di entrare. Decidiamo di tornare indietro in una baietta all’ingresso del golfo molto riparata (ormos Kastrou), con alcune ville e un campeggio. Andrea ci segue e ancoriamo vicino a terra appaiati in 7 metri di acqua (roccia e poseidonia). L’uomo cima a terra si esibisce nella solita performance con Mauro a supporto, mentre la ciurma sguazza nell’acqua bellissima.
Doccia e poi scatta un aperitivo comunitario, beverone di Mauro e bruschette di Paola sono gettonati, ma anche il resto finisce tra le fauci di 19 lupi.
Andrea nel buio della notte si improvvisa stambecco per espletare le pratiche quotidiane (d'altronde è fratello di Mauro) e le luci ci indicano il luogo incriminato. Parte poi un tentativo di pesca, ovviamente fallito per colpa del fatto che non c’era l’amo adatto o l’esca o chi sa che altro.
Passiamo sull’altra barca per un ammazzacaffè e qualche cantatina, mentre il capitano e signora vano a letto con le galline. Verso le 2 tutto tace e quelli che dormono sul ponte (Andrea e Paola e Francesca su Kalliopi) si godono la notte.
Siamo in rada e il mio orologio interno mi fa svegliare alle 5.30 per godermi l’alba. Faccio qualche foto mentre tutti dormono tranquilli; torno a dormire e ad un’ora più cristiana mi butto per una nuotata prima che tutti vadano in bagno. Colazione tranquilla, tentativo di pesca di Mura-Sampei con scarsi risultati e verso le 11.30 partiamo per Atokos, tappa per il lunch. Abbiamo studiato un percorso per fare in modo di sbarcare le romane sabato mattina in un porto; è partita l’operazione “dai, restate anche la prossima settimana” e la possibilità sta facendo breccia nella mente e nel cuore delle ragazze. Il gruppo si è delineato e sarebbe un peccato perdere un pezzo, vedremo.
Ci dirigiamo a motore verso Atokos per un paio d’ore di motore, visto che il vento è previsto per il pomeriggio. L’isolotto è ricco di scogliere a picco e fondali profondi; la prima baietta è molto piccola e incastonata nelle rocce C’è un gommone che si gode l’acqua cristallina e noi passiamo oltre. La baia della casa è affollata come al solito e Moreno, che come al solito è il primo, ci suggerisce di tornare indietro alla seconda baia (Cliff Bay di Atokos) che è ancorabile sulle 2 estremità. Ci dividiamo perchè lo spazio non è sufficiente per tutti e il vento cambia improvvisamente direzione. Ci sono piccole grotte e molte scogliere ma anche una piccola scogliera dove depositiamo le non nuotatrici usando il gommino come caronte. Il posto è molto bello, valeva la pena smotorare fino a qui. Pennica dopo il pranzo e verso le 16 ci muoviamo verso Itaca. Il Capitano è conservativo e aspettandosi un rinforzo del vento (che in questa zona tra le 14 e le 19 si apre a raggiera e rinforza nei canali e nelle baie) ordina vele ridotte, mentre Andrea fila a vele spiegate. Il nostro fiocco così rollato è veramente una pena e Mauro decide di dare motore per contrastare il mare che si è un po’ formato e non provare l’equipaggio. Inaspettatamente però Beppe e anche le girls reclamano “vela,vela” e allora basta motore e a vele spiegate facciamo l’ultimo pezzo di bolina. Ormai è fatta, l’equipaggio ha preso confidenza con vento e mare, la sfida è vinta.
Arriviamo in vista di Kioni su Itaca, con Moreno ormeggiato con le cime a terra sul lato sud della baia, di fronte al molo. Il paesino è molto carino, raccolto in un golfo tra alte scogliere sovrastate all’ingresso da resti di 3 mulini.
Mauro intravede una possibilità di ormeggio esterna al moletto frangiflutti, molto vicino agli scogli; c’è abbastanza profondità e possiamo metterci sia noi che Andrea, che si prepara per primo alla manovra.
Mauro suggerisce ad Andrea di mandare una squadra a terra (e dai con sta squadra..), visto che il vento e di poppa e la cima a terra è fondamentale; consiglio non seguito e con qualche difficoltà Andrea si posiziona. Noi seguiamo a ruota e usando loro come appoggio ci ormeggiamo abbastanza agevolmente.
L’acqua è stupenda e tutti ci tuffiamo tra pescatori e altri bagnanti. Cinema per posizionare il gommino in modo da andare a terra ( Mauro ha trovato degno compagnuccio sulla barca di Andrea per la rete di cime e cimette) e poi tutti a terra per una cena al ristorante. Squadra in avanscoperta per il ristorante ( Giulia e Cinzia ) e troviamo un buon posto, buon cibo e ottimi prezzi. Il paesino è tranquillo, facciamo anche una passeggiata piacevole lungo il golfo.
Domani è il compleanno di Cinzia e si comprano I regali per lei e per Paola, che seguirà il 18. Le romane hanno ormai deciso di rimanere, sempre che riescano a gestire la prenotazione dell’albergo. Beppe domani farà da supporto nella trattativa. Caffè e ammazzacaffè e poi a scaglioni tutti a nanna.
Posto veramente carino, da ricordare e da rivedere.
Mattinata di attività frenetica per tutti: le romane a terra con Beppe per gestire l’albergatric di Zante (si parla di scuse tipo nonna morta oppure cacarella etc…) , Alessia e Cinzia per la spesa, Capitano, Mura e la sottoscritta per pulizia e rifornimento acqua; ci tocca come al solito giuntare le canne, ma alla fine riempiamo I serbatoi e puliamo anche un pò ( Mura è schiavizzato e pulisce sotto la mia supervisione il bagno di poppa; è immortalato per I posteri, dato che secondo Mauro è la prima volta che si esibisce in questa performance).
Le romane tornano con la bella notizia: non partono più, sarebbe stato un peccato, perciò possiamo procedere con la grigliata in spiaggia invece che dirigerci a Fiskardo. Andrea è incaricato di fare la spesa (carne, griglie, torte e spumante), mentre noi e Moreno ci dirigiamo verso sud in cerca di una baia riparata con spiaggia. Troviamo il nostro posto nella baia di Sarakiniko, a Nord proprio di fronte ad una bella spiaggia di sassi. La costa è scogliosa e piena di anfratti, con fondali importanti e mare blu. Ci sono rocce bellissime, bianche mentre altri scogli sono neri.
Ci posizioniamo a pacchetto e passiamo tutto il pomeriggio tra bagni, penniche, nuotate e affini. Il caldo è forte, il vento latita abbastanza ma sfanghiamo il pomeriggio; continua il corso di nuoto di CRI, facciamo passi avanti ma non abbastanza.
Verso le 18 cominciano i preparativi della grigliata, mentre a bordo ci diamo daffare con gli aperitivi. Tutti in spiaggia e dopo le foto di ordinanza via alle mandibole.
Finiamo praticamente tutto, compreso lo spumante e la torta che ha offerto Cinzia per il suo compleanno. Cinzia riceve diversi regali e la vediamo commossa visto che non si aspettava questa accoglienza: la ricorrenza è importante, anche se non ricordiamo quante candeline sono state spente (l’età di una signora non si dice!).
La serata è meravigliosa, calda, illuminata dalla luna piena e invita al bagno di mezzanotte. Mi butto e poco dopo anche Beppe si butta. Le scorte di alcolici vengono quasi azzerate e dopo qualche canzone torniamo in barca, alcuni a nuoto.
La serata è veramente bellissima, tanto che Giulia decide di dormire in pozzetto anche lei.
Mattinata con mare calmissimo, il mare è invitante tanto che mi faccio una nuotata epica fino in cima al golfo. L’acqua è molto profonda ed incredibilmente blu. Con calma ci muoviamo verso Fiskardo, dove dobbiamo arrivare abbastanza presto per non avere problemi di ormeggio. Ci vogliamo fermare per il pranzo ed un bagno veloce e ci dirigiamo verso la parte nord di Itaca ( baia di Ay Nikolaou dove c’è l’isola) a motore. La baia è carina con un banco di scogli al centro. Mauro guarda la carta cercando il passaggio, ma vede all’ultimo momento il fondo e in un attimo grattiamo lo scoglio! Un po’ di paura a bordo, qualche ferito e in pochi secondi siamo fuori in retro. Avvertiamo Andrea e dopo qualche minuto dopo ancoriamo per verificare i danni.
Ci tuffiamo e il controllo visivo non indica nessun guaio evidente: probabilmente abbiamo grattato con la parte inferiore del bulbo. Il computo dei feriti a bordo è fortunatamente breve: botta al dito per Alessia e botta alla coscia per Costanza, che sicuramente ha avuto la peggio. Un po’ di ghiaccio per lenire il dolore, ma si annuncia un gran bel livido.
Moreno è fuggito direttamente a Fiskardo, noi ci fermiamo per il pranzo ed un bel bagno; CRI è la mia ombra e la porto a nuoto in spiaggia, dove anche gli altri ci raggiungono. Ormai non devo più neanche urlarle “respira” o “batti le gambe”, mi basta una occhiata e capisce, anche se non mette molto in pratica. Mi sono fatta la fama di insegnante un po’ burbera e urlatrice, tanto per cambiare.
Verso le 15 ripartiamo e riusciamo ad andare un po’ a vela, anche se oggi non c’è il solito vento teso nel canale tra Cefalonia e Itaca. Verso le 18 ancoriamo sul lato NE della baia di Fiskardo: Mauro manda me ed Andrea come squadra “cime a terra” con gommino e in un battibaleno ci ancoriamo sotto un ristorante dove scogli ed anelli garantiscono buoni appigli. Siamo un po’ lontani dal centro, però più tranquilli rispetto a Moreno che è in banchina. Scendiamo per la cena e troviamo un ristorante a buon mercato (17€) ma con gestore un po’ burbero. Dopo un buon caffè torno in barca dove trovo già Mauro e Alessia pronti per dormire. Siamo lontani dalla riva e dopo aver aspettato un bel po’ mi preparo per dormire. Ovviamente appena pronta devo tornare su e fare da caronte per gli altri, che finiscono la serata in pozzetto.
Dopo aver fatto il refill alla cambusa (la solita acqua blu del capitano e la frutta), partiamo per Atokos, che si trova sulla rotta per Kastos. Questa volta ci fermiamo alla baia della casa (One Home bay), dove memori dell’esperienza di 3 anni fa ci posizioniamo all’estremità est un po’ defilati. Mentre ci godiamo il bagno e il meritato pranzo vediamo scene da film, culminate con una barca che butta ancora di poppa e prua e poi gira quasi tutta la baia con le ancore in acqua. Mina vagante, fortunatamente lontano da noi. Veramente un cinema.
Ripartiamo a vela, un po’ di mare ma niente di preoccupante anche per “la totina” ( soprannome un po’ imbarazzante per un avvocato barese trapiantato a roma). Le previsioni meteo sono di vento forte nelle prossime ore, quindi dovremo piazzarci bene e in sicurezza. Ci diamo una mossa e entriamo abbastanza presto a port Kastos. Ormeggiamo al moletto dalla parte opposta al paese e piano piano il porticciolo si riempie. Abbiamo dato un sacco di catena, forse troppa ma la prudenza non è mai troppa. Alcuni vanno alla spiaggia sotto il mulino per un bagno, io aspetto “la ramata” (soprannome di Costanza) che decide di farsi il colore in barca con la collaborazione di CRI! Mai vista una cosa del genere in barca. Mura ci porta a terra, dove Costanza procederà alla lavatura prima dello scadere del tempo utile.
Mi avventuro per il solito giro al mulino, la vista è spettacolare a 270 gradi con lo sfondo di isolette e terraferma. Il posto è veramente magico e selvaggio, si notano però nuove costruzioni che ospitano turisti e alcune taverne. E’ arrivata una barca di Napoli veramente notevole, siamo tutti invidiosi degli occupanti.
Dopo cena tutti scendono a terra eccetto la sottoscritta e raccontano di gesta epiche di Andrea alla guida del gommino: il tragitto di ritorno alla barca dal moletto è definito “giochi senza frontiere” con sottopasso di cime, tiro al parabordo e alle catene, giro della morte in orizzontale. Alla fine spengono il motore e tornano a remi. Sarà mica come quando un pescatore racconta dei pesci che ha pescato: sempre fantasiosamente grandi.
Come previsto il vento ha soffiato per tutta la notte e anche al mattino il mare è spazzato da raffiche da terra. Il mare è invitante e mi tuffo dal moletto verso la spiaggia dopo il porto; sembra di nuotare in un acquario, con il fondo bianco degli scogli, i ricci a centinaia e pesci piccoli ma tanti che nuotano con me. Raccolgo parecchie carcasse di riccio, ce ne sono tante sa verdi che rosse.
Dopo circa un’ora torno e trovo Alessia con un dito punto da una vespa; purtroppo ci assediano e dopo un breve colazione partiamo per una veleggiata verso Kalamos.
Girelliamo con vento di 10-12 nodi e inaspettatamente boliniamo benissimo raggiungendo e superando da sottovento Andrea e poi raggiungendo anche Moreno, che vistosi raggiunto ingrana la marcia e a tutto motore si lancia verso Porto Leone.
Vedamo in lontananza il vento che rafforza nel canale tra Kalamos e la terra ferma e ben presto passiamo a 20-25 nodi. Riduciamo e raggiungiamo così 9 nodi di velocità. Non è facile navigare tra le isole con vento che rimbalza e raffiche abbastanza forti; riduciamo le vele e ci dirigiamo nel canale tra Kastos e Kalamos, dove troviamo raffiche anche di 33-35 nodi. Mauro al timone e io alla randa per carrellare nelle raffiche gestiamo senza problemi la barca in sicurezza, le girls sono tranquille e ormai hanno imparato a spostarsi di bordo nelle virate. Poco dopo Port Kalamos rolliamo le vele pechè il vento è veramente troppo; prima di accendere il motore Mauro cerca di mettere in folle, ma la velocità ha bloccato l’elica e vedo uno sguardo preoccupat di Mauro dalla mia postazione ala randa. Non diciamo nulla e procediamo a rollare almeno il fiocco; la velocità cala e riusciamo a mettere in folle e accendere il motore. Finalmente siamo a Porto Leone, baia sempre suggestiva con le torri diroccate e il paese abbandonato; Moreno si è piazzato vicino al moletto, posto migliore per il vento previsto; infatti l’abbiamo di poppa quindi sia l’approccio che l’ormeggio sono facilitato. Nel dare ancora la frizione del verricello slitta e perdiamo parecchia catena, cosa non grave visto che il vento è da poppa. Gestiamo la situazione e con l’aiuto della barca di Moreno ormeggiamo incrociando le cime. Siamo praticamente fermi, al contrario dei nostri vicini che ballano parecchio.
Alle 18 siamo pronti per bagno e doccia. Arriva un bel 60 piedi tirato (Alda), che pur con equipaggi dopo 2 tentativi di ancoraggio con vento al traverso va via. Peccato, potevamo lustrarci gli occhi.
Serata ventosa, decidiamo addirittura di mangiare in dinette per una volta. E’ il compleanno di Paola e dopo cena ( la nostra visto che loro hanno tentato di mangiare a terra ma il pescatore gli ha dato buca) festeggiamo con spumante, champagne e affini.
Soliti tentativi di coretti, Baylies e “sigarette” prima che tutti vadano a dormire.
Mattinata tranquilla, anche se le vespe come al solito rompono; squadra in esplorazione a terra con macchine fotografiche per visitare i ruderi del paesino. Facciamo foto a ripetizione e mentre torniamo indietro siamo precettati per mollare le cime a terra. Tutti fuori verso le 10.45, Mauro per una volta è all’ancora e con una smotorata tranquilla ci dirigiamo verso Meganisi per sosta bagno. Mentre la ciurma si adopera per mettere via parabordi e cime, notiamo gocce di sangue sul tavolino in pozzetto; ci guardiamo adosso e alla fine il Capitano si trova uno sbrego sullo stomaco che perde sangue. Lo dicevo io che è meglio che stia al timone, altro che ancora! Rattoppino con cerotto e via, siamo uomini veri. Il vento latita, come sempre la mattina e verso lìora di pranzo siamo a Meganisi, nella baia di Port Atheni, molto frastagliata con diverse anse ancorabili.
L’acqua è un pò torbida e calda, ma via con il bagno, condito con la solita lezione di nuoto della CRI.
Veniamo al bollettino medico: Costanza ha una coscia con striature rosse, violacee e gialle; il capitano un bel buchetto sullo stomaco con sangue che non si vuole fermare, Alessia un dito gonfio per la puntura di vespa. Chiamiamo in soccorso la farmacista imbarcata sulla barca di Moreno, che si produce in una bella fasciatura. Infermeria chiusa per ora.
Dopo pranzo partiamo per risalire il canale che porta a Lefkas, aspettandoci un po’ di vento; infatti dopo poco ci troviamo 10- e poi 15 nodi con mare piatto, perfetto per una bella bolina. Dopo 20 minuti passo il timone a CRI che dopo qualche incertezza si impratichisce e timona tranquilla (almeno respira al contrario di quando è in acqua). Diamo la paga a Moreno e raggiungiamo anche 7 nodi di velocità. Il vento ci dà buono e risaliamo di parecchi gradi prima di virare. Al fiocco la totina, che ci prova gusto e si butta sulla manetta del winch appena accenniamo una manovra. Ormai è convertita da passeggero a equipaggio!
Sul lato mura a dritta la barca non va così bene e non riusciamo a fare lo stesso angolo. Beppe passa al timone e piano piano il vento aumenta, tanto che il timone diventa duro, indicandoci che è bene rollare un po’ di fiocco; cosa fatta con l’intervento di Mura (c’è bisogno di braccia più che robuste) e il timone passa al capitano.
Risaliamo fino a Lefkas quasi tutto a vela fino all’ingresso del canale. Arriviamo per primi per una volta e ci posizioniamo in marina sotto alla torre di controllo del porto.
Spediamo tutti a fare le docce e io e Mauro ci occupiamo di rifornire acqua e lavare la barca, veramente piena di sale. Mauro e Alessia decidono di fare un salto in ospedale per controllare il dito e noi andiamo in esplorazione per trovare macchine e motorini per il giorno seguente. Tutto fatto nel giro di 45 minuti e poi ceniamo, visto che capitano e signora sono fuori a mangiare. Facciamo un giro in paese, sempre affollato di negozi e caffè; il caldo è africano nelle piccole stradine affollate e la ciurma si disperde tra mille negozi. Verso mezzanotte le strade si svuotano e dopo poco decidiamo di tornare in barca; incontriamo Alessandro, Esmeralda, Paola e altri che sbevacchiano di tutto (altro che ouzo, qui si parla di grappa greca, mah..). Lasciamo Beppe a supporto della combriccola di alticci (parecchio) e torniamo in barca.
Dopo poco assistiamo alla performance di Alessandro che dopo essersi buttato in piscina in mutande (così ci racconta Beppe) e essere rincorso dal gestore urlante in greco, si introduce sulla barca di Moreno e a forza viene riportato all’ovile da Beppe. Troppo alcol, questi ragazzi eccedono !! Alla fine tutti a nanna, in attesa della giornata in giro per Lefkas.
Ci rechiamo all’ufficio per ritirare macchine e Quad (per Paola e Francesca) e con flemma greca ci impossessiamo di una panda nuova di pacca e di una fiesta, entrambe con aria condizionata. La scelta si rivela azzeccatissima, ormai siamo dei vecchi signori comodi, altro che rompersi le chiappe sul motorino per 130 km. La prima meta è la famosa spiaggia di Porto Katziki, all’estremità sudovest dell’isola. Dopo varie fermate per foto, gelati e spesa, ci dirigiamo sul posto, dove troviamo un sacco di turisti, con auto e moto; non siamo più abituati alla folla, siamo quasi infastiditi ma ci buttiamo giù per la scalinata; in fondo alla bellissima piaggia di sassi bianchi con strapiombo che incombe su di noi. La spiaggia è in ombra per il momento, cosa che ci delizia perché il vento è assente e il caldo forte. C’è un po’ di risacca e il fondo degrada velocemente, nonostante questo facciamo la lezione di nuoto con CRI, breve ma intensa.
Dopo l’abbiocco collettivo decidiamo di risalire per trasferirci in un’altra spiaggia. La compagnia soffre la salita sotto il sole e le facce dicono tutto. Beviamo come cammelli, le macchine sono un forno, fortunatamente c’è l’aria “confezionata”.
Parte la carovana e subito noi in macchina prendiamo un bel vantaggio sui motociclisti; ci buttiamo giù per una strada ripida con pendenze da brivido, con curve a gomito fino alla spiaggia di Gialos; è un posto veramente selvatico, qualche baretto, poche macchine e qualche camper. La spiaggia è di sassi, l’acqua è trasparente e molto invitante e quindi prima della pennica un ristretto manipolo di stakanovisti della spiaggia (capitano e signora, Giulia e la sottoscritta ) si fiondano in acqua. Latotina rinuncia e dopo 1 minuto è nel mondo dei sogni, seguita a ruota da Alessia. Tutti gli altri alla spicciolata arrivano con gli scooter e si piazzano al bar ciondolando tra una birretta e un gelato (anche 2 come confessa Beppe). La vita da spiaggia ha provato la compagnia, rimpiangiamo le baiette e la barca.
Il capitano sprona le ciurme e verso le 17 la carovana è in moto per la spiaggia dei surfisti nel nord dell’isola. Arriviamo al tramonto, il vento non è molto ma lo spettacolo dei colori è sempre suggestivo. Siamo circondati dai romani e Costi e Giulia escono con un “ci sembra di essere a ffregggene”; magari dico io che conosco l’acqua del litorale romano. Foto di ordinanza, il capitano e signora costringono Beppe alle solite foto romantiche tipo baci perugina, che cariniii…..
Velocemente torniamo alle barche per espletare le pratiche in capitaneria e ritirare le cauzioni all’ufficio, visto che domani all’alba si parte.
Parentesi lavorativa (abbiamo cotto una batteria che surriscaldandosi ha emesso odori fastidiosi nella cabina del capitano) per sistemare il problema e sul tardi andiamo a cena. A tavole facce distrutte dalla faticosa giornata, ormai aneliamo la branda. Domani ci aspetta un alzataccia con smotorata verso Parga.
Sveglia alle 6.20 e in 15 minuti siamo fuori dal porto in attesa che il ponte si alzi. Anche con tutto il trambusto Andrea dorme in pozzetto, russa anche ogni tanto. Andiamo con il primo caffè per tenere sveglia la ciurma. L’alba è molto bella, scatta la sindrome OlivieroToscani con tutti che fotografano le stesse cose insieme. Alle 7 il ponte si apre e passiamo tutti in fila verso Paxos, dove contiamo di fermarci per il pranzo. Il capitano torna a dormire e io e Beppe conversiamo amabilmente tenendo sotto controllo carta e rotta. Verso le 10 tutti svegli ed ennesimo caffè ( non oso pensare come hanno fatto su Kalliopi senza macchinetta del caffè!).
Arriviamo in perfetto orario a Mongonisi (Paxos), con Moreno già piazzato sul lato N della baia. Cima a terra e bagno in una acqua fredda e un po’ torbida, con un forte odore di zolfo. La cosa ci incuriosisce e scopriamo che siamo proprio di fronte ad una roccia che nasconde una piccola vasca di acqua marina sulfurea. Troviamo una signora che sguazza e ci spiega in greco che l’acqua fa bene all’artrite; forse c’è una polla di acqua sulfurea o qualche altro fenomeno del genere.
Dopo la solita lezione di nuoto mangiamo e con calma poi via verso Parga, località sulla terra ferma di fronte a noi. Il tragitto lo facciamo a vela, 10-12 nodi al traverso con Andrea che ci recupera e ci sorpassa facendo un 360 di spregio. L’equipaggio vorrebbe tirare qualche secchiata d’acqua, ma il capitano ci boicotta e alla fine arriviamo in vista della fortezza di Parga.
Durante la navigazione accade un fatto degno di nota: ispezionando il sacchetto di mele che “generosamente” ci ha passato l’equipaggio di Andrea ( le mele sono in gran parte marce), Mura tira fuori i frutti bacati e li tira fuori bordo. Si racconta (almeno così fanno le girls che hanno assistito alla scena) che il terrore si sia dipinto sul suo volto quando uno dei frutti tirati abbia beccato il paterazzo e sia ricaduto sulla mia schiena per poi spatasciarsi in pozzetto. Mela ovunque e sghignazzata generale, le girls sono andate avanto 10 minuti in un riso irrefrenabile! Povero Mura, che presa per il c……
Moreno si è messo sul lato NO della baia (Ormos Valtou), in modo da sbarcare Erica che non si sentiva troppo bene; Andrea decide che l’ultima mattina dovrà essere in rada e ci lascia per andare in una baia più a sud. Noi rimaniamo con Moreno e ancoriamo agevolmente in testa al molo.
Mentre sistemiamo cime, gommino e parabordo accade un episodio che lascia tutti di stucco: mentre sistemo la cima del gommino, Chicco, che assiste dalla sua barca, mi vede armeggiare con la cimetta e mi apostrofa con un “fai un mezzo collo”; rimaniamo tutti di sasso; dopo, senza che Chicco senta, molti dell’equipaggio escono con “ma che cosa è un mezzo collo?” . Beata ignoranza.
La vista è spettacolare, spiaggia, fortezza e sullo sfondo il paese. Decidiamo di fare un salto a Parga dopocena, visto che c’è un ottimo servizio di barcaioli che ogni 30 minuti fanno la spola.
La cena ci vede scambiare l’amatriciana con la carbonara (latotina contro Marika) e come al solito ci strafoghiamo. Sbarchiamo a terra e ci accoglie un caldo africano e una vera e propria folla disseminata lungo tutte le vie e il lungomare. Ci disperdiamo, alcuni per negozi, altri in ascesa alla fortezza, dove io e cristina arriviamo per prime. Cinzia ci raggiunge vista l’impossibilità di godersi i negozi, vista la bolgia. La rocca è semi illuminata, purtroppo visitabile solo da una parte, il resto è a strapiombo e non illuminato. Dopo un tentativo di sedersi al bar in cima, ci spostiamo sul lungomare, dove la gente è defluita. Solito frappè rinfrescante e verso le 12 ripigliamo il nostro barcarolo (che si ricorda perfettamente di noi) e ci fiondiamo in branda per il meritato riposo.
Ultimo giorno in barca! Il risveglio è con il solito cigolio del boma verso le 7; esco e trovo CRI che fotografa il sole appena sorto. Lo spettacolo è notevole, con la rocca e il sole che si alza, il mare una tavola; scatto qualche foto per l’album “albe e tramonti dalla barca”. Alle 8 con fatica tiro giù dalla branda il capitano e molliamo gli ormeggi. Ci dirigiamo verso nord a motore, costeggiando per esplorare questa zona che sempre evitiamo; le pareti sono a picco, con parecchi anfratti e grotte, anche grandi; ne troviamo una che potrebbe contenere la barca, anche se entrare non è consigliabile perché vediamo una secca malandrina. Ci dirigiamo verso l’isola di Sivota e Mourtos, dove avevamo visto sulla carta un paio di posti dove fermarci per la notte. Effettivamente è una valida opportunità, troviamo anche una flottiglia in rada. Dirigiamo a motore verso Pitriti, dove ci dovremo ritrovare con gli altri per un bagno.
Arriviamo alle 13 e subito ci prepariamo ad un bagno, anche se l’acqua non è bella come al solito. Tutti si buttano, Cinzia con salvagente a ferro di cavallo di ordinanza, CRI si esibisce in un cagnolino accettabile. Spero che si ricordi da ora in poi di respirare e soprattutto di BATTERE LE GAMBE!!
Moreno ci propone un assaggio di pasta con le melanzane e subito mi attivo per effettuare il ritiro con il gommino; lego la cima in vita e via con il mezzo al traino; Beppe e Alessia si propongono di spingere con le gambe da dietro, ma dopo pochi metri in cui volo, mi trovo un peso notevole al seguito: Beppe ha subito perso contatto e la fetente di Alessia si è attaccata facendosi trascinare. Questa non me l’aspettavo!
Tutti a bordo e anche con gli avanzi il desco è apparecchiato da cuochi e aiuto cuochi con risultati brillanti come sempre.
Abbiamo ancora 2 ore e più da fare e quindi ci avviamo; in vista di Corfù assistiamo alle performance delle ragazze di Kalliope: si cimentano nella salita in testa d’albero in navigazione, che se anche il mare è calmo è sempre da brividi.
Esmeralda sembra una patella sullo scoglio mentre stringe l’albero in un abbraccio che neanche Ale avrà mai provato. Le tremano le gambe visibilmente, ma con maestria viene giù accolta da meritati applausi.
Noi siamo fifoni e ci accontentiamo di cimentarci nella traina: fune corta, ma sufficiente per le solite evoluzioni: la totina si butta riluttante, ma constatando che in effetti non c’ nessun problema si diverte come una pazza.
Il piatto forte c’è quando si butta il capitano e Alessia, visto che accelero e raggiungiamo 4.5 nodi. Surfano sulle ondine e Alessia ride come non le capitava dall’inizio della vacanza; scene epiche quando lei perde il pezzo di sotto del costume e spuntano 2 chiappe bianche. Il capitano dalle retrovie afferra la minuscola tela ed evita l’ignominiosa perdita! Ottima conclusione e via per il porto, dove arriviamo quasi in orario.
Prima di cena a scaglioni facciamo anche un bagno in piscina e poi a cena. Scegliamo il ristorante di pesce, che con tempistiche veramente greche ci serve varie portate. Solo CRI, che non mangia pesce, rimane a bocca asciutta, ultima cena della vacanza da dimenticare per lei.
Dopocena ci riuniamo per finire i beveraggi, alcolici e non; la totina dopo la traina è gasatissima, addirittura vuole imparare anche un altro nodo (gassa), sostenendo che ha una memoria di ferro; verificheremo la prossima volta che ci vediamo.
Paola e Francesca ci cacciano dal pozzetto (ovvero la loro cabina notturna) e quindi ci trasferiamo da noi. Alcuni tentano di dormire, non prima di aver assistito alle performance di CRI/cappuccetto rosso.
Salutiamo quelli che rimarranno anche domani (Beppe, Cinzia,Alessia, Mauro), mentre le romane si impossesseranno della barca di Moreno fino a domenica; magari salperanno in autonomia, chi può dirlo?
Baci e abbracci per tutti, un po’ di tristezza come sempre quando si crea un bel gruppo e la soddisfazione mia e del capitano di aver visto nascere nuovi appassionati del mare e della barca.
Buon vento a tutti,
Eleonora
EQUIPAGGIO DI NIKOLAOS
MAURO -> CAPITANO
ALESSIA -> LA SVIZZERA
ELEONORA -> VICE CAPITANO
ANDREA -> MURA - TORE
BEPPE -> BEPPE
CRISTINA -> CRI
CINZIA -> CINZIA
GIULIA -> L’AVVOCATO – LATOTINA
COSTANZA -> COSTI - LARAMATA
Itinerario
Flottiglia Grecia Ionica Agosto 2008. 1
· Anno Domini 2008, sabato 9 agosto : Marina di Gouvia (Corfù)1
· domenica 10 agosto : Marina di Gouvia (Corfù) – Porto Gaios (Paxos)1
· Lunedì 11 agosto : Porto Gaios (Paxos) – Preveza (grecia)3
· Martedì 12 agosto : Preveza - Lefkas (Vlikhou)3
· Mercoledì 13 agosto : Lefkas (Vlikhou) – Lefkas (Ormos Kastrou)4
· Giovedì 14 agosto : Lefkas (Ormos Kastrou) – Itaca (Kioni)4
· Venerdì 15 agosto : Kioni (Itaca) - Ormos Sarakiniko (Itaka)5
· Sabato 16 agosto : Ormos Sarakiniko (Itaka) – Fiskardo (Cephalonia)6
· Domenica 17 agosto : Fiskardo (Cephalonia) – Porto Kastos. 6
· Lunedì 18 agosto : Porto Kastos – Porto Leone ( Kalamos)7
· Martedì 19 agosto : Porto Leone ( Kalamos) - Lefkas. 7
· Mercoledì 20 agosto : Lefkas. 8
· Giovedì 21 agosto : Lefkas - Parga. 9
· Venerdì 22 agosto : Parga – M. Gouvia. 10
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Flottiglia Atene Corfù Agosto 2009
Base di partenza a Lavrio (Atene) - base di arrivo Corfù – Marina di Gouvia
Skipperdi Velenelmare : Mauro , Moreno&Eleonora, Daniele
Partecipanti: Mauro, Alessia, Giovanni,Luca,Tommy,Franca,Mura
Eleonora,Moreno,Marika,Enrico,Andreas,Clauda
Daniele,Pino,Jolanda,Adriana,Lucrezia,Beatrice
Diario di bordo By Eleonora
Dopo un viaggio senza intoppi, ci troviamo tutti in serata a Lavrio, nelle vicinanze di Capo Sounion. Il check è stato fatto da Mauro alle tre barche e quindi velocemente stiviamo la cambusa e prendiamo possesso delle cabine. I tre bavaria sono della Olimpic Sailing, che sembra ben organizzata.
A parte Mauro che si è organizzato in barca, noi decidiamo di cenare al ristorante, uno dei tanti sul lungomare. La cena è passabile, ci immergiamo subito nella cucina greca con il solito tzaziki e insalata greca. Viste le condizioni meteo decidiamo di partire alle prime luci dell’alba, dato che fuori dal porto ci accoglierà il meltemi e un po’ di onda fino a che non avremo passato il capo. Le barche sono ormeggiate al porto lungo la strada di fronte ai ristoranti e ai locali, quindi ci aspetta una brutta sorpresa: la discoteca vicina comincia verso le 11 a pompare musica, sia internazionale che greca(che delirio!) e va avanti fino alla mattina. Tutti dormiamo pochissimo, quasi quasi siamo contenti di partire presto.
La partenza è fissata per le 5.30, però aspettiamo le prime luci per vedere meglio le onde alzate dal meltemi che ha rinforzato tra le 3 e le 4. Ci aspetta una navigazione lunga, per il momento ci tocca un onda fastidiosa al traverso, che affrontiamo a motore. Il vento è intorno ai 15-20 nodi e appena al traverso del capo Sounion decidiamo di aprire il fiocco per navigare al lasco senza problemi. Mauro e Daniele mettono anche la randa, noi siamo più conservativi e piano piano perdiamo un po’ di terreno. L’onda si è stabilizzata e essendo coperti dalla terra non è più molto importante. Il vento si mantiene sui 15-20 nodi, mentre in alcuni punti l’orografia ci riserva raffiche a 23-25 o improvvisi cali di vento. Bella navigazione fino ad Aegina, dove si arriva verso le 12. La destinazione era PERDICA, però Mauro che era avanti segnala risacca e quindi ci dirigiamo verso l’isolotto di ANGISTRI, a 4 miglia da Perdica. Ci ancoriamo sul lato sud vicino alla scogliera, dove il fondo è sabbioso e con poseidonia; il fondo è di circa 10 metri anche vicino a terra, questo ci garantisce acqua pulita e bella. Alle 13 siamo sistemati e ci godiamo un bel bagno prima della meritata pappa. Siamo stanchi tutti e l’abbiocco è generalizzato. Verso le 15.30 altro bagno e poi alle 16 si parte per KORFOS sul Peloponneso. Il vento è ancora invitante e questa volta raccogliamo la sfida e ci ingarelliamo con gli altri. Partiamo ultimi con Eleonora al timone, Andreas e Moreno alle scotte, resto a fare peso e a fare il tifo.
In un baleno ci beviamo Daniele e ci buttiamo all’inseguimento della barca di Mauro, che vede Giovanni al timone. Non c’è storia e piano piano ci avviciniamo da sopravento, mentre Giovanni orza sempre di più e ci porta fuori rotta. Decidiamo perciò di tentare di passarli sottovento e ci avviciniamo veramente ad un nulla, prendendo tutti i loro rifiuti; alla fine decidiamo di poggiare, tanto per non farli finire nelle reti degli allevamenti ittici. Bella cavalcata, il vento al traverso e poi di bolina ci ha regalato una bella veleggiata che tutti ricorderanno per tutta la vacanza.
Dopo aver fatto un giro di perlustrazione alla baia di Korfos, ci dirigiamo ad un’ansa verso l’esterno della baia, che non offre un grande riparo ma con il poco vento non c’è problema e le numerose cime a terra ci tengono fermi. La serata è bellissima, la luna è piena ma nessuno se la gode perché il sonno ci trascina in branda prestissimo. Come prima giornata non c’è male, circa 50 miglia di cui molte a vela.
Ci aspetta il passaggio dello stretto di Corinto, che si rivelerà una esperienza unica. Abbiamo una dozzina di miglia a motore prima di arrivare all’ingresso dello stretto passaggio. Occorre pagare il pedaggio all’ufficio e poi aspettare che venga messo insieme il convoglio per passare lo stretto canale di poche miglia. Ci ormeggiamo all’inglese in attesa del via da parte della torre di controllo, mentre altre barche da diporto aspettano con noi.
Finalmente dopo circa un’ora di attesa ci mettiamo in moto tra i primi della colonna. Le pareti sono squadrate molto alte, con alcuni ponti che dal basso fanno un po’ di impressione. Facciamo molte foto, l’occasione è ghiotta perché non capita tutti i giorni di attraversare lo stretto di Corinto. Lentamente le pareti di roccia degradano verso la fine del canale e davanti a noi si apre il golfo di Corinto, quasi un mare interno. Ci accoglie un vento sostenuto che ci obbliga a ridurre le vele, anche se man mano che ci avviciniamo al capo Melangavi il vento diminuisce e si dispone per NE, proprio la direzione dove dobbiamo andare noi. Decidiamo di proseguire a motore, visto che ci aspetterebbe una lunga bolina con mare formato prima di fermarci per una sosta. Ci dirigiamo a Nord verso ORMOS DOMVRAINIS. Ci fermiamo in un’ansa, dove il fondale è profondo e il vento da terra è fastidioso. Abbiamo qualche difficoltà e al secondo tentativo l’ancora sembra a posto. Mi tuffo per un bagno ristoratore e quasi subito intravedo una rete impigliata nell’elica! Con l’aiuto di Daniele, Moreno riesce a togliere la rete, mentre subito dopo l’ancora ara e ci obbliga a salpare in fretta e furia. Ci affianchiamo a Mauro, tanto per finire il nostro pranzo e riposarci un po’. Per la sera ci dirigiamo verso la baia dove c’è il paese di ALIKHIS, golfo grande con spiaggia e piccolo paese. Ci posizioniamo con le cime a terra nella parte Est, su un fondo di 15-20 metri diradante verso la scogliera. Diamo molta catena, non si sa mai. Il paesino è proprio minuscolo, molto greco, dove i turisti stranieri sono rari. Mauro e i suoi provano il ristorantino tipico, sempre i soliti piatti.
Giornata di piccoli spostamenti dopo le grandi navigate. Ci svegliamo con calma e dopo il bagno e la colazione ci muoviamo, mentre Mauro e Daniele si fermano a prendere il ghiaccio e a fare un po’ di spesa. Mauro prende anche lui una rete nell’ancora (le reti si riveleranno compagne indesiderate di parecchi ancoraggi) e quindi ci attardiamo ad aspettare. Procediamo a vela al lasco (sempre vento da NE), anche se dopo poco dobbiamo mettere il motore per il poco vento.
Sulla rotta verso Andikiron ci fermiamo nel primo posto possibile, visto che tutte le baie o anse sono occupate dagli allevamenti di pesci. Troviamo Ormos ZALITSAS, che ha una spiaggia in fondo ala baia stretta e profonda. Sono sempre profondità rispettabili (20 metri), ma la baia è abbastanza ridossata. Mauro ancora e noi ci accostiamo a pacchetto. Scattano i bagni a ripetizione, il caldo è parecchio forte e tutti abbiamo bisogno di refrigerio. Arriva anche una barchetta da 10 metri con un solo uomo a bordo, vele inferite e niente salpacora. Con estrema semplicità e facilità ormeggia e dopo un breve bagno riparte: che forza.
Al momento di ripartire Mauro prende un’altra rete nell’ancora! Per oggi basta, almeno speriamo. Ci dirigiamo verso Andikiron, una baia molto riparata con un piccolissimo porticciolo; in testa al molo un faro e poi alcuni posti barca con un fondale accettabile per le nostre barche. C’è acqua e corrente e come al solito non si paga per ormeggiare. Lungo la testa del molo 2 barche all’inglese, atmosfera tranquilla e rilassata. Lungo tutta la passeggiata ci sono barche da pesca, molti i ristoranti carini. Anche in questo caso ci sono turisti, ma sono greci, pochissimi italiani. Intravediamo la gara vittoriosa della Pellegrini ai mondiali di nuoto di roma, dopo aver mangiato così così in uno dei ristoranti sul mare.
Mattinata di attività di porto: spesa, pulizie, acqua e tute le solite attività. Alle 10.45 partiamo e costeggiamo per trovare un posto per fermarci; si ripete la solita storia, costa brulla e rocciosa, con fondali profondi e allevamenti di pesci.
Intanto proseguono le favolette di Moreno via VHF, grandi e piccini attendono impazienti le avventure di vari personaggi, lupi cattivi, nonnine, cenerentole, orchi e così via. Quando alla radio si sente “C’era una volta…” non si è mai sicuri della storia, però di sicuro ci sono personaggi a nome Daniele, zio Pino, Alessia etc e di sicuro prima o poi c’è una porta e…. Toc toc, chi è? Risponde sempre qualche barca con il classico “IL LUPO”.
Vediamo un faro ( Ak. Makri Nikolaos) con dietro una bella baia, sempre profonda ma con 15-20 metri di fondo. Mentre Mauro ispeziona la baia, noi andiamo un po’ più avanti e troviamo un bel posto, con una grotta tra 2 spiaggette. Chiamiamo gli altri e ci ancoriamo con una sola ancora su un fondo sassoso di 15-20 metri. Relax generale, nessun problema, neanche le meduse.
Verso le 16 ci muoviamo verso GALAXIDI a motore, visto che oggi il vento ci ha abbandonato. L’approccio a Galaxidi è molto caratteristico, tra isolotti con torri e chiesette, mentre il golfo è molto profondo e molto riparato, altro che diga foranea, qui il mare non arriva proprio. Arriviamo al paese costeggiato da una lunghissima banchina tutta ristrutturata con bitte e colonnine per l’acqua e la corrente. Noi ormeggiamo all’inglese con l’assistenza di un greco che parla italiano, mentre gli altri si mettono in andana. Appena a terra arriva la polizia del porto, solerte ma fermo nel chiederci di andare a pagare e dare i documenti. Per una volta ci tocca pagare, ma con grande sorpresa il conto è salatissimo: meno di 3€ per 2 giorni di sosta! Sarà molto di più per la corrente e l’acqua, ovviamente privatizzati. Incredibile! Allo stesso molo è ormeggiato anche un bellissimo Sangermani italiano, tutto in legno lucidissimo, spettacolo. Il paesino è carino, l’acqua pulitissima anche nel porticciolo. Di fronte a noi una bellissima pineta degradante verso il mare, dove si può fare anche il bagno. Meno male perché domani mentre gli altri andranno a Delfi io rimarrò qui per non sforzare il ginocchio che è ancora gonfio.
Verso le 9 gli altri si muovono per prendere l’autobus verso Delfi, rovine e museo soprattutto degno di nota (almeno secondo i racconti). Io ciondolo tra un bagno e l’altro, il caldo è forte ma all’ombra si sta abbastanza bene in attesa dell’omino dell’acqua e del carburante (al solito oltre al danno le beffe di dover fare acqua e carburante per tutti). Verso le 18 tornano tutti e ci passiamo una serata tranquilla in attesa di partire domani.
· Venerdì 14 agosto : Galaxidi (grecia)- Trizonia (grecia) – 18 mg
Mattinata senza vento e verso le 9.30 partiamo per le poche miglia che ci separano dalla meta di oggi. Dopo aver superato isolotti e la secca sul capo, smotoriamo lungo questa parte di costa che è occupata da allevamenti di pesce, difficile fermarsi. Troviamo una spiaggia con un fondo di 10-15 metri vicino a terra e anche se l’ambiente non è proprio il massimo (acqua scura e spiaggia vicino alla strada) ci fermiamo per un bagno e il pranzo. Alle 15.30 partiamo per arrivare all’isola di Trizonia, dove ci aspetta una sorpresa sconcertante: un porto, con molte banchine, molto riparato ma non funzionante, un po’ spettrale con molte barche abbandonate all’ormeggio, tutte all’inglese. Potrebbe ospitare molte barche, ma in questo modo fatichiamo a trovare uno spazio. E’ un vero peccato, perché il paesino è piccolo ma molto carino, affacciandosi su due parti, una sul porto e l’altra verso la vicina costa. Mauro si ferma all’ancora nella baia, ma il mare non è bellissimo, fondo melmoso e acqua scura. Mentre noi ci prepariamo a sbarcare e ad andare a mangiare a terra, si svolge l’epopea di Giovanni che cerca di andare a terra con il tender ma alla fine torna al rimorchio.
Noi ci godiamo una serata bellissima al ristorante con vista mare e cibo ottimo. Il posto sarebbe veramente da valorizzare, con il porto e anche alcune aree circostanti già costruite; un vero peccato per i diportisti, anche se è rifugio dei soliti vagabondi del mare, che abitano in questi posti per lunghi periodi sulle loro barche improbabili. Proprio davanti a noi una barca con 3 fustaccioni nordici a bordo, molto espansivi ma con una barca veramente decadente, con una coperta che sembra fatta attaccando vari pezzi con lo scotch.
Tutti a nanna, perché domani ci aspetta una lunga navigazione, usciremo dal golfo di Corinto verso le isole dello Ionio.
Sveglia alle 5 per partire con il buio. Io e Moreno con la fida Chicca ci muoviamo con ampio margine e alle 5.20 ancora non vediamo movimento sulla barca di Daniele sul molo di fronte. Radio spenta e allora scatta la telefonata:
Voce assonnata di Daniele: pronto, chi è?
La voce incazzosa di Moreno: Ma come sono Moreno, siete svegli?
Pausa….
Voce assonnata di Daniele: Ma certo! Ci muoviamo subito..
Ovviamente non si erano svegliati! Incontriamo Mauro subito fuori del porto e partiamo nel buio, passiamo a motore tra l’isola e la terra ferma. Procediamo spediti e verso le 7 vediamo il ponte nella luce rosa dell’alba. Ci avviciniamo in formazione, nessuna altra barca in vista. Svegliamo tutti e molte foto vengono scattate, il panorama è veramente bello e suggestivo. Passiamo sotto il ponte alle 7.59, dopo 15 miglia da Trizonia.
Ci aspetta una smotorata, visto la totale assenza di vento; il panorama bruscamente cambia, adesso le rocce e il fondale profondo lasciano il posto a una costa bassa, paludosa con pericolo di secche, quindi ci teniamo larghi dalla costa. Incontriamo dei pescatori ma come al solito non ci vogliono vendere neanche un pescetto. La nostra meta sarebbe l’isola di OXIA’, però contrariamente a quanto scritto sul portolano la baia consigliata è occupata da allevamenti, perciò dobbiamo rivedere i nostri piani. Anche se siamo in viaggio da parecchio, sono solo le 12.30 e siamo i primi; aspettando gli altri decidiamo di risalire l’isola intanto che rifacciamo il piano. Riusciamo a ricontattare Mauro e Daniele via telefono e decidiamo di dirigerci a Itaca, visto che il tempo è buono e siamo in anticipo. Il mare è calmo e mentre cambiamo rotta per dirigerci a Itaka, vediamo una tartaruga ad 1 metro dalla barca e in superficie. Probabilmente ha qualche problema, perché nuota in tondo e non si immerge. Dopo film e foto riprendiamo la rotta e ci prepariamo per il pranzo. Avremmo deciso di fare il bagno alla traina, ma in un baleno si alza il vento e un po’ di mare, quindi cambio di programma: niente bagno e si naviga con il vento sul muso. E’ il solito vento delle Ionie, niente di insolito, ma in questo momento è proprio sul muso. Si alza il mare ma nessun problema e verso le 15.30 arriviamo in vista di Ormos Sarinoko, posto dove già l’anno scorso avevamo passato il ferragosto. Come al solito a quest’ora il vento picchia nella baia e con qualche difficoltà e un po’ di cinema ci ormeggiamo nello stesso identico posto dell’anno scorso.
Meritato bagno e nuotata prima di preparare un lauta cena ferragostana (non può mancare di sicuro il risotto di Mauro..) in cui manca solo la luna piena. C’è qualche onda che muove le barche ma per il resto l’atmosfera è fantastica. Ci riuniamo tutti su una barca per mangiare e bere e dopo per guardare il cielo, cercando qualche stella cadente. La serata lascia il posto alla notte e alla spicciolata tutti a nanna, con qualche temeraria/temerario che dorme sotto le stelle.
L’alzataccia di ieri ci porta a dormire la mattina un po’ di più, ma comunque tutti in acqua abbastanza presto per un bagno in questa acqua fantastica. Alcuni vorrebbero andare a fare un giro in motorino a Itaka, quindi ci dirigiamo a PORT VATHI, pase più importante dell’isola e dalla’ltra parte del monte che sovrasta la baia. Decidiamo di ormeggiare al molo sul lato opposto della baia, anche in questo caso il portolano ci illude che ci sia un servizio che in effetti deve essere richiesto via telefono. Ormeggiamo in andana ovviamente con l’ancora, a quest’ora non c’è molto affollamento. Parte la squadra tender per verificare la possibilità di prendere i motorini, mentre altri fanno acqua e sistemano le barche. La sorpresa è che non ci sono motorini e quindi niente gita…. Con questo caldo cane, bisogna comunque trovare un posto per fare il bagno dopo avere riportato tutti in barca con le cibarie di rinforzo. Pomeriggio libero di cazzeggio in giro alla ricerca di ombra e di fresco e verso metà pomeriggio dopo la doccia si alza il vento al traverso. Noi sistemiamo cime e catene e stiamo a posto, però i nostri vicini scoprono con terrore che la loro ancora non tiene, per forza visto che l’hanno data a 10 metri dalla banchina. Moreno si offre per dare una mano e mi tira a bordo; altro che dare una mano! Qui bisogna dare ancora noi perché il vecchietto e la moglie sanno a mala pena quale è la poppa e la prua. Ci succedono diverse traversie: primo tentativo siamo corti di catena, ma potremmo farcela se il tipo lanciasse la cima sopravento ai nostri amici. Invece lancia una matassa sottovento e quindi niente da fare, dobbiamo uscire e ridare. Mentre la moglie tira su l’ancora il filo del telecomando si incastra nel verricello e con qualche sforzo poi io e Moreno riusciamo a sbrogliare il casino senza rompere niente. Alla fine riusciamo a ormeggiare, senza di noi il tipo sarebbe stato in difficoltà di sicuro. La buona azione è compiuta, però è incredibile che certa gente vada in giro così per mare. Scatta il solito chiacchiericcio da porto, avventure di mare e ovviamente birra che scorre. Anche per oggi è andata.
Partenza alle 9 per ATOKOS dove ci vogliamo fermare prima che si alzi il vento del primo pomeriggio. Daniele ha qualche problema con l’ancora impigliata con quella di un tipo, ma si libera con destrezza e partiamo a motore per circa 8 miglia. Arriviamo presto e ci ancoriamo a CLIFF BAY , anche i posti migliori sono già presi alle 10.30!! Noi ci ancoriamo sul fondo roccioso e con la cima a terra, ma senza vento non è un problema. Bagno e pranzetto in attesa del vento, che puntuale arriva alle 14. Ci muoviamo e dirigiamo verso Kastos con un vento prima di soli 4-5 nodi ma che poi si distende fino a 15 nodi da NO, permettendoci un bel lasco-traverso verso KASTOS, dove arriviamo presto, ma varie barche sono già piazzate. Vogliamo metterci sul braccio nord-est del molo, ma ci sono già 2 barche che occupano parecchio spazio. Cerchiamo di infilarci ma i tipi non ci danno una mano e dobbiamo riuscire. Effettivamente non è facile mettersi (il fondo è basso e non possiamo fare una manovra agevol) e allora i tipi decidono di ridare ancora per mettersi più vicini all’altra barca. Così ormeggiamo noi e accanto anche Mauro, mentre Daniele si mette sull’altro molo. Mauro si esibisce in una delle sue mitiche cime a terra, visto che anche se c’è il molo lui è oltre e si deve procurare un masso: questa volta si tuffa con la maschera e usa un masso sul fondo, tanto l’acqua è pulita e trasparente. Ci organizziamo e andiamo a fare il bagno nella spiaggia/piscina sotto il mulino. Ci accoglie una sorpresa: il mulino è diventato un bar ed ha perso parte del suo fascino! Anche Kastos è invaso dai turisti, peccato. Ci consoliamo con un bel bagno e poi con un aperitivo con vista magnifica. Decidiamo di mangiare al ristorante vicino al mulino e prenotiamo. Torniamo in barca e vediamo che è arrivata un’altra barca accanto a noi di italiane e poi 2 motoscafi greci messi in mezzo al passaggio.. Buona cena e dopo un giretto per il paese tutti a nanna.
Intanto si è alzato il vento notturno e noi balliamo parecchio; i parabordi fanno il loro lavoro ma il rumore ed il caldo ci sveglia e ci troviamo in parecchi sul ponte. Intanto i greci si devono spostare, hanno il vento al traverso ed un ormeggio un po’ approssimativo. Per una volta non siamo noi italiani quelli che fanno i numeri!
· Martedì 18 agosto : Porto Kastos (Kastos) – Ormos Kapali (Meganisi) 15 mg
Dopo una notte un po’ agitata la mattina ci accoglie con un vento fresco da NE e qualche nuvola. Mi faccio il solito bagno mattutino buttandomi dal molo, ma l’acqua è increspata e scura per le nuvole e la nuotata alla baia seguente è cancellata. Le nostre vicine partono presto e anche noi siamo in moto appena possibile, visto che le vespe ci assalgono e ci impediscono una colazione tranquilla. Ci fermiamo subito in una delle insenature su a ovest di porto Kastos, su un fondo di 15-20 metri. Come spesso in fondo alla baia c’è una spiaggetta e scatta un bagno prolungato per tutti o quasi. C’è anche ancorata una bella barca, su cui mettiamo l’ennesima opzione (vero Giovanni? Temo però che sia scaduta ora…). Pranzo e via verso Meganisi a vela, anche il vento non è molto. Mauro ci invita ad una sosta sulla punta di Kalamos, dove un bello sperone di roccia bianca ci offre un piccolo riparo, anche perché il mare è calmo e il vento quasi assente. Bagno veloce e poi ci muoviamo verso Meganisi a vela, visto che come sempre nel canale al pomeriggio c’è vento per bolinare. Sopra i 12 nodi la barca parte come una scheggia, mentre con venti più leggeri la pesantezza ci penalizza (sarà che consumiamo pochissima acqua e quindi siamo sempre pesanti!).Arriviamo nella baia di KAPALI su Meganisi abbastanza presto, proprio nel momento in cui alcune barche vanno via e quindi ci mettiamo in fondo al ramo nord, dietro un ferro da stiro di 35-40 metri, tutto attrezzato con barche, gommone, moto d’acqua.
Ormeggio con cime a terra e molta catena visto che c’è lo spazio. Ormai c’è una nuova donna delle cime a terra Alessia, visto che Eleonora ha abdicato per evidenti limiti di età e acciacchi vari.
La barca di Mauro ha esaurito la birra (ha chiesto un prestito, evidentemente bevono come spugne) e quindi parte una spedizione di reintegro cambusa. Salpa l’unico tender funzionante con le due cambusiere Alessia e Franca, il driver Mura e Giovanni. Il paese non è lontano in linee d’aria, ma via mare c’è da doppiare il capo e al ritorno si racconta di un viaggio non proprio tranquillo, visto che nel frattempo si è alzato il venticello della sera che increspa il mare. Comunque la birra è comprata, molti sacchetti sbarcano dal tendere ma poi si scoprirà che hanno dimenticato il caffè e necessitano di elemosina serale per la tazzulella serale!
La giornata prosegue allegramente tra bagni, visite a terra per non meglio identificati bisogni(!), mentre Chicco è ormai diventato un apneista provetto, si immerge e arriva sul fondo che sicuramente non è meno di 3 metri! Intanto Moreno intravede un polpo e parte la spedizione per pigliarlo, abbiamo persino l’amo per i polpi, che ovviamente essendo fatto in Cina si rivela una ciofeca e si rompe subito. Dopo una buona mezzora niente di fatto e il pescatore ritorna mesto alla base.
Anche questa serata ci offre una stellata degna di nota e mentre ci godiamo il fresco in pozzetto seguiamo sul ferro da stiro i preparativi per la cena. I camerieri armeggiano per un bel po’ in attesa degli ospiti e alla fine dal nostro punto di osservazioni vediamo che arriva una gamella di spaghetti fumanti! Tutta questa scena per un misero piatto di pasta….. meglio la nostra cena.
La notte è stata calma e al mattino la baia è una tavola e molti si concedono il bagno prima di partire. Facciamo una puntatina a motore a Skorpio per vedere l’isola e mentre ci godiamo la vista dei praticelli verdi in riva al mare, ci affianca un barcone da gita delle pentole che naviga di bolina, nel senso che tutti sono affacciati da una parte e lo scafo è pericolosamente inclinato da una parte. Ci portiamo fuori dai canali tra le isole, sempre pieni di motoscafi e gommoni, e risaliamo il canale a vela di bolina con un bel vento teso che quando supera i 12 odi ci permette di partire lasciando gli altri lontani. Daniele si ingarella con Mauro, ma non c’è storia, la barca è più lunga e le vele più potenti. Ci divertiamo per un una oretta e poi in vista del canale togliamo le vele e ci dirigiamo verso Lefkas dove ormeggiamo in porto verso le 13.30. L’idea è di prendere i motorini e fare un giro, però prima diamo una lavata alla barca e mangiamo. Chicco prima dice che pulire il ponte è un lavoro da femmine poi però non vuole più mollare lo spazzolone perché si diverte un mondo. Il caldo è forte ma ci facciamo forza e ci dirigiamo a prendere i motorini per fare un giro chi alla spiaggia, chi su per le stradine di Lefkas. Mauro si ferma in barca, sperando di farsi un pisolino, ma non sa che quelli delle altre barche lo prenderanno come guida locale ed esperto dei posti!
La cena sulla nostra barca è luculliana, oltre a gamberi anche un giro pita non previsto, tutto annaffiato da barolo e per concludere torta al cioccolato,non proprio una passeggiata!
La brutta notizia è che il ponte girevole quest’anno si apre ogni 2 ore e quindi invece che alle 7 dobbiamo passarlo alle 6, altra alzataccia alle 5.
Partiamo con il buio e subito abbiamo un problema: prendiamo con il bulbo una trappa, per fortuna con l’elica di prua riusciamo a tirarci fuori, ma che fatica alle 5.30 della mattina! C’è buio pesto e non si riesce a valutare bene quanto manca all’ingresso. Il ponte si apre per pochi minuti, ce la facciamo a passare per un pelo. Ci gustiamo l’alba, il vento è poco da est ma ci aiuta e sicuramente risparmiamo carburante nella nostra navigazione verso ANTIPAXOS. Come ci si poteva aspettare le baie migliori sono già piene di barche, affollatissime perdono gran parte del loro fascino e perciò costeggiamo a motore in cerca di un posto. Visto che il mare è calmo e il vento non è da ovest ci dirigiamo sul lato ovest dell’isola di PAXOS, molto selvaggio con costa a picco e rocce in cui si aprono anfratti e grotte. Il paesaggio è molto bello e non si vedono barche in giro, questo ci conforta parecchio; il primo posto papabile è molto carino, ma c’è una barca locale che occupa lo spazio utile. Il posto dovrebbe essere Ormos AGRILAS con uno scoglio piatto in mezzo e il fondo di 15 mt. Proseguiamo e dopo poco troviamo una insenatura con rocce bianche in cui si aprono un paio di rientranze date dal terreno franoso. Il fondo è sassoso, vicino a terra ci sono 8 metri di fondo, ma il fondale è molto scosceso e digradante velocemente. Anche questa volta aspettiamo che Mauro metta l’ancora e poi ci affianchiamo con dei traversini. Il posto è molto bello, qualche altra barca arriva poco dopo ma c’è posto per tutti. C’è una grotta a circa 400 metri e alcuni partono con il tender, mentre i nuotatori si avventurano a nuoto, visto che il mare è calmo. Il mare è profondo, andiamo in gruppo tanto per evitare guai. Torniamo in barca e ci rifocilliamo meritatamente, mentre il caldo ci soffoca vista la mancanza di vento. Verso le 14.30 partiamo e subito ci accoglie un vento fresco da Nord Ovest che si attesta sui 10-12 nodi, permettendoci di bolinare bene. Scegliamo di andare un po’ al largo, dove il vento è migliore e la scelta paga, tanto che guadagnamo parecchio sugli altri che decidono per il bordo a terra. Doppiamo il capo a NO di Paxos per dirigerci a Porto LAKKA, dove pensiamo di passare la notte. Sono le 16.30 ma la baia è già pienissima, stentiamo a trovare un posto dove metterci, sicuramente non nella parte dove l’acqua è più bella, cioè verso l’ingresso della baia. Ancoriamo tutti in fila una dopo l’altro, vicino alla spiaggia di sassi bianchi riportati sicuramente; ho ricordi diversi di questo posto, dove sono partita per la mia prima crociera in barca nel lontano 1995. Comunque non ci scoraggiamo e dopo un bagno veloce ci dedichiamo a bere birette (non vogliamo mica farle avanzare) mentre Andreas ha corrotto Moreno che è passato ai Gin Tonic. Mentre Marika spadella, i due danno fondo alle scorte di Gin e la serata prosegue con una lauta cena, mentre il vento cala e le barche si mettono a girare in direzioni tutte diverse. Sarà il sonno (siamo in piedi dalle 5!) o l’alcol, ma crolliamo presto e ci godiamo il meritato riposo.
Ultimo giorno in barca! Il risveglio è calmo e fino alle 8.15 non si muove nulla intorno. Intanto mi faccio una nuotatina prima che si alzino tutti e dopo essere andata alla spiaggia mi dirigo alla barca di Mauro; sono cecata ma noto una cosa strana: ci sono due tender vicino alla barca, e quando arrivo vedo che sono entrambi legati a quella di Mauro. Mi raccontano che ieri sera hanno recuperato il gommino alla deriva e dopo aver verificato che non era delle barche vicine, hanno deciso di tenerlo.
Scatta la caccia alla barca senza tender e la discussione di cosa farne (si deve pur far passare il tempo) e dopo poco con Mauro andiamo con il nostro tender a fare un giro per la baia in perlustrazione. Alcune barche sono veramente belle ( Hanse 63 e vari GrandSolei) e ci rifacciamo gli occhi senza trovare nessuno a cui manca il gommino. Peccato, ce lo dobbiamo tenere!!!!
Partiamo perché stasera dobbiamo essere a Corfù entro le 18. Smotoriamo fino a PITRITI, dove ci fermiamo per un bagno e uno spuntino prima di ripartire verso Gouvia. Riusciamo a farci anche un’ultima veleggiata prima di arrivare al porto.
Come sempre c’è il delirio del rifornimento di carburante e questa volta si sfiora lo scontro con un greco che si infila tra le barche in attesa; Moreno è veramente fuori dai gangheri e rischia anche abbandonando la barca mentre ancora non siamo ormeggiati per andare a dirne quattro sul muso del greco. Parte l’applauso generale di tutte le barche in attesa (90% sono italiani) e la situazione lentamente si calma. Ormeggiamo e parte il checkout, mentre si organizza l’esportazione clandestina del gommone e del motore ritrovato.
Sono la pria a partire, devo prendere la nave stasera e dopo una frugale cena mi congedo dalla compagnia, che partirà domani alla spicciolata.
Che dire di questa crociera: abbiamo fatto tante miglia, passando da posti molto diversi tra loro; il golfo di Corinto deve essere ancora scoperto dal turismo estero, mentre le isole ionie sono sicuramente un posto bellissimo, dove si torna volentieri (ditelo a me che fatto queste isole 5 volte!!).
Buon vento a tutti,
Eleonora
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